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Un revival dell'Asse

Benissimo, cari quattro lettori quattro, dopo una serie di articoli estivi sulla I Guerra Mondiale (quando si dice: un programma trasmesso quando l’audience è al minimo) torno dalle vacanze negli Stati Uniti per parlare di attualità. E purtroppo le notizie che mi accolgono non sono affatto buone. Ce ne sono tre, arrivate in simultanea, che non fanno pensare a niente di buono. Apparentemente si tratta di cose molto diverse tra loro, ma sono causate dalla diffusione della stessa ideologia anti-occidentale.

La prima è la vittoria in Giappone del partito democratico di Yukio Hatoyama. So può esultare per la prima alternanza al potere della democrazia giapponese dopo 55 anni di dominio liberaldemocratico? Assolutamente no. Il nuovo premier Hatoyama ha più volte attaccato il sistema capitalista, che considera definitivamente tramontato dopo la crisi dell’anno scorso. E vede il libero mercato internazionale solo come una propaggine del presunto imperialismo americano. Come soluzione propone una serie di misure per staccare il Giappone dall’orbita americana e riagganciarlo all’Asia. Siccome i rapporti di forza si sono invertiti rispetto a quelli degli anni ‘30, se Hatoyama dovesse riuscire nel suo intento, il Giappone non tornerebbe a cercare di dominare l’Asia, ma finirebbe direttamente nell’orbita cinese. Da “colonia” dell’America diverrebbe una colonia (senza virgolette) della Cina. Si realizzerebbe anche qui un’altra profezia di Samuel Huntington, che nel 1993, nel suo “Scontro di Civiltà” prevedeva il distacco del Giappone dall’orbita occidentale nel nome di un nuovo “asianesimo”, non più motivato dallo spirito imperiale, ma da una rivendicazione di orgoglio identitario contro l’Occidente. Una rinascita, con altri mezzi e altri termini, della stessa rivalità che c’era nel Pacifico prima della II Guerra Mondiale.

La seconda notizia è il vertice di Tripoli dell’Unione Africana presieduto da Muammar Gheddafi. Lungi dal diventare più “responsabile” una volta investito del prestigioso incarico internazionale, il vecchio dittatore libico ha dichiarato esplicitamente che gli ebrei di Israele sono la causa di tutti i conflitti nel Continente Nero. E che occorre chiudere le relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico a livello continentale. E’ la summa della teoria del complotto ebraico, questa volta applicato alla realtà africana, che riecheggia i tempi di Hitler. Sia i nazisti che Gheddafi dicono le stesse cose, i primi vedevano negli ebrei la causa della sconfitta tedesca nella I Guerra Mondiale e l’origine di tutti i conflitti europei. Gheddafi (come i suoi amici islamisti) crede che gli ebrei siano all’origine della miseria e delle guerre nel terzo mondo.

La terza notizia, meno grave, è il discorso di Putin alla vigilia del 70mo anniversario della II Guerra Mondiale. Il premier russo ha denunciato come “immorale” l’arcinoto patto Ribbentrop-Molotov, ma di fatto lo ha giustificato come risposta sovietica all’accordo di Monaco raggiunto da Francia e Gran Bretagna con la Germania hitleriana. Il ragionamento di fondo è questo: siccome le potenze occidentali avevano già accettato di cedere un pezzo di Europa a Hitler, spezzando il fronte antifascista, Stalin era “costretto” ad allearsi con la Germania. Per invadere mezza Europa. Solo un sovietico può fare un ragionamento del genere e crederci. Putin, ufficiale del Kgb, ancora dopo 70 anni, non ammette la cruda realtà: che Stalin, alleato con Hitler, o da solo, o con altri alleati, aveva l’unico obiettivo di esportare il comunismo con la forza, ovunque potesse. E che è stato Stalin, assieme a Hitler, a scatenare la II Guerra Mondiale.

Queste tre notizie fanno capire una sola cosa: che la memoria della vittoria delle democrazie nella II Guerra Mondiale sta svanendo del tutto. Merito dell’Urss che, sedendo al tavolo dei vincitori, ha condizionato tutta l’ideologia e la storiografia post-bellica, minando la legittimità (altrimenti indiscussa) di Gran Bretagna e Stati Uniti. Ma dopo il collasso dell’Urss non ci sono più scuse. Il revisionismo, politico oltre che storico, è merito anche di un Occidente che continua a sentirsi in colpa, a flagellarsi intellettualmente, anche dopo che è rimasto l’unico vincitore. Ci siamo bastonati in continuazione per i nostri peccati, veri o presunti che siano, del colonialismo, delle bombe atomiche, del razzismo. Abbiamo imparato nelle scuole che, quelle che sono le nostre massime virtù (l’individualismo, il capitalismo, lo sfruttamento delle risorse naturali, l’espansione della nostra civiltà nei cinque continenti con la globalizzazione) sono le nostre colpe peggiori. Ed ecco il risultato: a settanta anni suonati dallo scoppio della II Guerra Mondiale, con i nostri complimenti, le forze che avevamo creduto di sconfiggere definitivamente, ora stanno tornando in pista, armate delle stesse ideologie. E in alcuni casi anche con gli stessi propositi.

Pubblicato il 31/8/2009 alle 19.28 nella rubrica Diario.

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